Chi ha soldi non le compra più, chi fa fatica ad arrivare a fine mese si indebita. Cosa succede nel settore dell’accessorio luxury per eccellenza?
Per anni le it-bag hanno rappresentato il simbolo definitivo del successo.

Una Chanel.
Una Birkin.
Una Lady Dior.
Non semplici borse, ma linguaggi sociali. Oggetti capaci di raccontare ricchezza, potere, stabilità economica e soprattutto appartenenza. Eppure qualcosa, nel mercato del lusso contemporaneo, sembra essersi incrinato. Perché oggi le borse continuano a costare sempre di più, ma il loro valore simbolico sembra diventare sempre più fragile.
Pensiamo semplicemente a una Mini Chanel, l’affermazione dello stile più iconico di Coco: la trama trapuntata, la rotondità degli angoli che creano morbidezza e una vera sensualità fashion. Chi ha i soldi come si suol dire, oggi non la compra più, eppure il mercato delle it-bag continua a non vedere crisi. Chi è che lo alimenta? Il povero per eccellenza.
Il lusso moderno vende ancora. Ma non allo stesso modo
Il mercato delle borse luxury continua ad essere economicamente fortissimo. Anzi, per molti versi cresce ancora. Ma il punto è un altro: oggi una borsa non viene acquistata soltanto per estetica o desiderio fashion. Viene acquistata anche come investimento.
Ed è qui che il sistema inizia a mostrare le proprie contraddizioni. Una Chanel acquistata nel 1990 oggi possiede un’aura completamente diversa rispetto a una Chanel comprata nel 2026 a 5000 euro.
Non soltanto per una questione vintage. Ma perché il lusso storico aveva ancora qualcosa che il contemporaneo sta lentamente perdendo: la rarità percepita. La meraviglia che profuma di tempi andati e che purtroppo non potranno più tornare.
Le borse del 1980 e del 1990 possedevano un colore reale, un’anima pura che nonostante il tempo perdura, permea la sostanza fatta pelle di agnello, laccati d’oro, dettagli sfiziosissimi. Ma il ricco oggi tiene stretta la Chanel, la Fendi e la Gucci acquistata 30 anni fa, mentre è il povero a chiedere prestiti e finanziarie per portare a casa uno dei modelli più attuali. Che di attualità tuttavia comprende ben poco.
Le nuove it-bag non sembrano più irraggiungibili
Per decenni il lusso è stato costruito sull’idea di distanza. Pochi potevano permetterselo. Pochi potevano accedervi davvero. Oggi invece il luxury market vive una situazione molto più ambigua. Le borse continuano ad aumentare di prezzo, ma allo stesso tempo sono ovunque.
Sui social.
Nei video “Get Ready With Me”.
Negli haul di TikTok.
Nel lusso performativo diventato contenuto quotidiano. E quando un oggetto nato per rappresentare esclusività diventa presenza costante, inevitabilmente perde una parte del suo mito.
La vera trasformazione forse è proprio questa. Chi possiede davvero patrimoni importanti oggi sembra investire sempre meno nelle nuove collezioni urlate e sempre di più nei pezzi storici, archivistici, quasi museali.
Le Chanel vintage. Le Hermès rare.
Le borse che conservano ancora una storia, una manifattura percepita come irripetibile, un’identità precisa. Il nuovo lusso invece viene spesso acquistato da chi, realisticamente, non potrebbe permetterselo senza sacrifici enormi.
Rate.
Finanziamenti.
Debiti silenziosi.
Perché il significato sociale dell’oggetto firmato continua a sopravvivere soprattutto in una generazione cresciuta tra gli anni 60 e 80, dove vestirsi bene significava ancora dimostrare qualcosa al mondo. Successo. Realizzazione. Ascesa sociale. Affermazione personale. Cliché? Decisamente. Quanto più attuale possibile esista al momento e il mercato delle it-bag ce lo conferma.
Il problema non è la borsa. È ciò che continuiamo a cercarci dentro
Proprio qui che il mercato delle it-bag mostra la propria crisi più grande.
Non nella qualità.
Non nei prezzi.
Ma nell’immaginario collettivo che continua ad alimentarle. Per anni abbiamo creduto che alcuni oggetti potessero renderci automaticamente più desiderabili, più arrivati, più completi. Oggi però il lusso contemporaneo sembra aver perso gran parte della propria capacità di trasformarsi in sogno autentico.
Perché una borsa da 5000 euro può ancora impressionare. Ma non riesce più necessariamente a raccontare chi siamo.
E forse è questo il vero paradosso delle it-bag contemporanee: i ricchi non hanno più bisogno di mostrarle. Chi continua a inseguirle disperatamente, spesso, è chi spera ancora che un logo possa colmare qualcosa di molto più profondo.





[…] Perché mentre il miliardario contemporaneo indossa un maglione apparentemente anonimo da 4000 euro senza alcun logo visibile, il povero continua a indebitarsi per comprare la borsa firmata che possa ancora raccontare al mondo una certa idea di successo. Lo abbiamo visto chiaramente anche nel mercato delle it-bag. […]