Perdenti e vincenti entrambe, nessuna delle due è vittima o carnefice: cosa sta succedendo ai Millennials e alla Gen Z?
Facciamo insieme una semplice prova, specialmente in questo periodo in cui i lidi estivi aprono le loro porte e i vari barman iniziano a miscelare i vari cocktails da vendere: abbiamo visto la locandina di una serata che sembra interessante su Instagram, la spargiamo sul gruppo WhatsApp dei nostri amici e ‘se l’accollano‘.

Arriveremo quindi alla serata, contenti, ben vestiti, freschi e pronti alla nostra solita bevuta di routine comunitaria e ci accorgiamo di qualcosa, che all’apparenza neppure ci fa soffermare sul caso: la comunità che si crea è quasi esclusivamente di trentenni e quarantenni. Ci dirigiamo quindi verso il bancone, via di primo Gin Tonic. Ci avviciniamo alla pista da ballo, chiacchieriamo, ridiamo, poi via di secondo Gin Tonic.
Ridiamo ancora, scherziamo ancora, entriamo in un loop emotivo che ormai ci ha stratificato nell’abitudine di uscire per stare bene. Poi arriva il terzo Gin Tonic, presumibilmente il quarto, poi l’invito a smettere perché abbiamo esagerato. Il risultato? Post sbornia mattutino con annessa sveglia per andare al lavoro. Questo è quello che molti Millennials si ritrovano a vivere. E la Gen Z?
Con ogni probabilità era a casa, a giocare a un gioco di società, a una partita a carte, a farsi leggere i tarocchi dalla new entry del gruppo, forse una passeggiata sulla litoranea, al massimo un po’ di vino. Da questa prima lettura si potrebbe pensare che i Millennials siano sregolati e dannati, la Gen Z attenta e calma. In realtà entrambe le generazioni sono sregolate, dannate, attente e calme. Ma è il modo in cui il mondo le legge a diversificarle e non esiste un vero vincitore.
I millennials come specchio di una società che non li ha sostenuti
Forse il più grande equivoco riguarda proprio loro. Per anni sono stati descritti come eterni adolescenti, incapaci di crescere, troppo legati alle uscite, alle amicizie e a una certa idea di libertà. Eppure raramente ci fermiamo a riflettere sul contesto in cui sono cresciuti.
I Millennials sono probabilmente l’ultima generazione ad aver vissuto davvero la strada. Hanno passato pomeriggi nei cortili, nelle piazze, nei campetti. Hanno conosciuto internet quando internet non dominava ancora ogni aspetto della vita. Hanno vissuto la promessa di un futuro migliore e poi hanno assistito alla sua lenta demolizione.

I social network a cui erano abituati erano MSN e un primordiale Facebook dove per visitare il profilo dell’altro bisognava attendere l’accettazione della ‘richiesta di amicizia‘. E se quello te la rifiutava? Spariva dai tuoi radar, sparivi tu dai suoi. I millennials hanno vissuto il legame genitoriale come indissolubile e i divorzi erano una crepa che ancora oggi può segnare, continuare a distruggere l’idea che si ha della relazione.
Ma soprattutto, i Millennials sono coloro su cui la generazione precedente puntava tutto, ma non è stata mai in grado di sostenerli. Hanno fatto figli, si sono sposati, il più delle volte si sono accontentati pur di andare avanti e farsi strada in questa società malsana e con un certo cliché profondamente balorda. Ma trovano ancora il coraggio di cantare a squarciagola le canzoni Disney in macchina, di non mancare a una serata rockabilly o revival anni 90. Britney Spears, poi Beyoncé, poi 2 Pac, poi Sister Act 1 e 2. E ancora un fiume di Gin Tonic.
La Gen Z: colei che non vuole evadere, ma controllare
Se i Millennials hanno imparato a scappare per qualche ora dalla realtà, la Gen Z sembra voler fare esattamente il contrario. Yoga, skincare, meditazione, alimentazione consapevole, corsa, pilates, terapia psicologica. Persino il modo di uscire è cambiato. Molti ragazzi della Gen Z bevono meno, fumano meno e frequentano ambienti profondamente diversi rispetto a quelli che caratterizzavano la giovinezza dei loro fratelli maggiori.
Non necessariamente perché siano più maturi. Forse perché sono cresciuti osservando gli effetti collaterali di certe abitudini. Hanno visto burnout, ansia, precarietà e difficoltà economiche diventare la normalità e hanno deciso di affrontare tutto questo cercando controllo invece di evasione. I Millennials spesso si sono ritrovati soli in anni in cui non si parlava di depressione, responsabilità, lavoro. Tutto questo lo hanno imparato a proprie spese.

La Gen Z invece ha avuto la possibilità di crescere con questi temi senza la paura di sentirsi giudicati. Questo però non la rende la generazione dei privilegiati, ma dei protetti: Se i Millennials hanno pagato il prezzo di una libertà spesso eccessiva, la Gen Z rischia di pagare il prezzo opposto. Molti giovani hanno avuto un’infanzia e un’adolescenza molto più protette rispetto a quelle delle generazioni precedenti.
Meno strada. Meno imprevisti. Meno errori. Meno esperienze non filtrate. Le relazioni passano sempre più spesso attraverso uno schermo e perfino il divertimento viene organizzato, pianificato e ottimizzato. Ecco perché spesso quando un Millennial incontra un Gen Z, i punti in comune ci possono essere, ma spesso ci si ritrova alla perdita naturale dei rapporti: i secondi sono cresciuti nella digitalità, i primi continuano a cercare il contatto diretto.
Millennials e Gen Z: nessuno dei due ha trovato la verità
Eppure, non sono poche le cose che accomunano i Milleannials e la Gen Z, te lo posso assicurare: anzi, spesso è quest’ultima a fare figli e mettere su famiglia in modo più spontaneo rispetto ai primi, che faticano ancora a riconoscersi in un ruolo sociale. Ciò che accomuna tutti è la voglia di gestire al meglio il tutto, correndo il rischio di perdere la genuinità della loro crescita.
Un millennial continua a evadere coi Gin Tonic, un Gen Z prova a rientrare con un po’ di meditazione. Dove sta la colpa, dove sta la ragione? Non c’è in nessuno dei casi. Il vero problema è che entrambe le generazioni si trovano a vivere un’epoca che chiede molto più di quanto restituisca.
E mentre i Millennials continuano a inseguire una giovinezza che il mondo non ha mai permesso loro di vivere davvero fino in fondo, la Gen Z rischia di diventare adulta senza essere mai passata da quella stessa giovinezza.



