una donna con le mani sul ventre e simbolo di utero

Le 5 frasi da non dire mai a una donna quando ha il ciclo e non parliamo affatto di cliché

Esistono ben 5 frasi da non dire mai a una donna quando ha il ciclo e non parliamo solo di cliché: ecco perché dovresti smettere immediatamente.

Non serve chiedere a una donna se abbia il ciclo soltanto perché è nervosa per dire qualcosa di profondamente sbagliato. A volte le frasi peggiori sono quelle pronunciate con un sorriso, con la convinzione di essere d’aiuto o persino da un’altra donna che, proprio perché vive la stessa esperienza ogni mese, pensa di sapere esattamente cosa stia provando chi ha davanti.

una donna con le mani sul ventre e simbolo di utero
Cosa non dire mai a una donna con il ciclo – modafutura.org

Il problema è che non esiste un solo modo di avere il ciclo. Per alcune donne significa attraversare qualche giorno di leggero fastidio, per altre convivere con dolore, stanchezza, nausea, gonfiore o una sensibilità emotiva diversa dal solito. Anche nella stessa persona, poi, un mese può essere completamente diverso da quello precedente. Eppure continuiamo a trattare le mestruazioni come un’esperienza standardizzata, quasi fosse possibile stabilire quanto una donna dovrebbe stare male, per quanto tempo e soprattutto come dovrebbe comportarsi mentre accade.

Ci sono cinque frasi che raccontano perfettamente questo problema. Non sono i soliti cliché, ma probabilmente le abbiamo dette o sentite almeno una volta.

Le frasi ‘anti-ciclo:’ esci che poi ti passa

Può sembrare un invito affettuoso. Un’amica è a casa, non si sente bene e noi proviamo a convincerla che una cena fuori, una passeggiata o qualche ora in compagnia potrebbero distrarla. Il problema è pensare che il bisogno di riposare sia necessariamente qualcosa da combattere.

Non tutto passa distraendosi e, soprattutto, non tutte hanno voglia di ignorare ciò che il proprio corpo sta chiedendo. Ci sono giorni in cui vestirsi, uscire e trascorrere ore fuori casa rappresentano davvero un modo per stare meglio, altri in cui l’unica cosa desiderabile è una doccia calda e la libertà di non dover essere socievoli.

Se una donna rifiuta un invito perché ha il ciclo e non sta bene, forse non ha bisogno di essere convinta. Possiamo semplicemente crederle, senza trasformare il suo divano in un nemico dal quale salvarla.

‘Anche a me viene il ciclo e faccio tutto normalmente’

Poche frasi riescono a trasformare così velocemente una conversazione in una gara che nessuno aveva chiesto di disputare. A pronunciarla, spesso, sono proprio altre donne e forse è questo a renderla ancora più pesante.

Condividere lo stesso processo biologico non significa condividerne l’intensità. Il dolore mestruale può cambiare enormemente da una persona all’altra e usare la propria esperienza come metro di giudizio non rende più forte chi riesce a continuare normalmente la propria giornata, ma rischia soltanto di far sentire inadeguata chi non ci riesce.

Il corpo della tua collega, della tua amica o di tua sorella non deve superare l’esame del tuo ciclo mestruale per essere credibile. Si può raccontare la propria esperienza senza usarla per cancellare quella di qualcun’altra.

‘Prendi qualcosa e non pensarci’

La frase nasce quasi sempre da una buona intenzione: stai male, prendi un antidolorifico e prova ad andare avanti. Semplice, almeno in teoria. In realtà non sempre il dolore scompare completamente e non tutte le persone rispondono allo stesso modo. Ma c’è anche un’altra questione, meno evidente: perché il primo obiettivo deve essere necessariamente tornare produttive nel minor tempo possibile?

Siamo talmente abituati a considerare il ciclo un inconveniente da nascondere che persino davanti al dolore la risposta automatica diventa trovare il modo più veloce per rimuoverlo dalla giornata. A volte un farmaco può certamente essere d’aiuto, ma dovrebbe essere una scelta personale e consapevole, non il lasciapassare obbligatorio per tornare immediatamente disponibili per il lavoro, gli impegni e gli altri.

‘Però ieri stavi bene’

Il dolore non firma un contratto con degli orari precisi. Può aumentare, diminuire, scomparire e tornare, così come la stanchezza può presentarsi improvvisamente anche dopo una giornata apparentemente normale. Eppure questa frase contiene un sospetto sottile: se ieri ridevi, lavoravi o eri fuori a cena, perché oggi dici di stare male? È lo stesso meccanismo con cui spesso giudichiamo tutto ciò che non possiamo vedere direttamente, cercando una coerenza assoluta anche dove il corpo non è tenuto ad averla.

Una donna non deve mantenere la stessa espressione dolorante per ore affinché il suo malessere sia reale. Può avere voglia di ridere e sentire dolore, stare bene al mattino e avere bisogno di fermarsi nel pomeriggio. Le due cose possono convivere senza contraddirsi.

‘Ogni mese hai il ciclo, dovresti essere abituata’

Forse è la frase più assurda di tutte, eppure continua a essere pronunciata con una sorprendente naturalezza, come se conoscere un dolore significasse automaticamente sentirlo meno. Essere abituate al ciclo può significare riconoscere prima alcuni sintomi, sapere cosa portare in borsa o imparare ad ascoltare meglio il proprio corpo, non significa sviluppare una sorta di immunità alla stanchezza o al dolore. La ripetizione rende qualcosa familiare, non necessariamente più facile.

Dietro questa frase si nasconde anche un’aspettativa molto più ampia nei confronti delle donne: se qualcosa accade regolarmente, allora dovremmo aver imparato a gestirla senza disturbare nessuno. Continuare a lavorare, sorridere, essere presenti e non lasciare che il corpo interferisca troppo con ciò che gli altri si aspettano da noi.

Non servono parole perfette da pronunciare quando una donna dice di non stare bene durante il ciclo. Non occorre trovare una soluzione, raccontare la propria esperienza o convincerla a reagire. A volte basta una domanda molto più semplice: ‘C’è qualcosa che posso fare per te?’. E, soprattutto, essere disposti ad accettare che la risposta possa essere anche soltanto: ‘No, oggi ho bisogno di stare per conto mio‘.