gaia in uno scatto per la sua nuova canzone bossa nostra

Gaia ha smesso di chiedere il permesso alla moda e alla musica: forse dovremmo farlo anche noi

Gaia, con i suoi meravigliosi e freschissimi 28 anni, ci insegna qualcosa di fondamentale per vivere la società di oggi: non chiedere più il permesso a nessuno.

Nonostante la parità dei sessi, nonostante la libertà di vestirsi a favore del proprio gusto, nonostante la notorietà o un semplice ‘anonimato‘, la donna deve ancora chiedere scusa: ce ne accorgiamo quando qualcuno si permette di giustificare una violenza per una minigonna indossata (tra i cliché tuttavia quanto mai più ricorrenti), ce ne accorgiamo sempre di più quando scegliere uno scollo a V perché fa caldo diventa il pretesto per l’occhio maschile di non lasciare il gioco semplicemente alle proprie fantasie, ma a un contatto fisico non richiesto.

gaia in uno scatto per la sua nuova canzone bossa nostra
Gaia smette di chiedere il permesso e va bene così (Foto ig @gaiaofficial) – modafutura.org

La donna deve ancora chiedere scusa anche se la superficialità della nostra società ci mostra una figura femminile totalmente libera e ‘indeterminata‘. Nella realtà però, le cose mostrano lati ben peggiori. Una donna deve ancora chiedere scusa per aver alzato la voce contro chi pensava potesse soprassederla, chiede scusa quando sente il bisogno di mettere da parte per una manciata di minuti il senso del dovere alla maternità e alla famiglia.

Deve chiedere scusa se dice parolacce, se bestemmia, se non indossa l’intimo. Deve chiedere scusa semplicemente perché il suo sentirsi donna non è accettato in base a, chissà quale scenario femminile immaginato, non la voglia così libera. Viviamo un mondo malato che si spaccia per sano. Viviamo un’Italia che vive ogni giorno la dicotomia di donna-femmina come fosse un gioco di piacere. Ma in tutto questo, tra le meravigliose donne che stanno distruggendo il velo dell’ipocrisia, Gaia ne è quasi la pioniera.

Sexy ma non provocante, bella ma non erotica: siamo stanchi della ‘donna bonsai’

Lo acquisti perché è bello da vedere e lo sistemi nel punto migliore del salotto. Gli dai l’acqua necessaria, controlli che cresca nella direzione che hai scelto e, quando qualche ramo decide di allungarsi troppo o di seguire una strada diversa, intervieni con le forbici. Tagli. Correggi. Ridimensioni. Poi lo mostri agli ospiti come un piccolo capolavoro di equilibrio e controllo.

È questo il principio stesso del bonsai. Non una pianta lasciata libera di diventare ciò che potrebbe essere, ma una continuamente modellata affinché rimanga compatibile con lo spazio che le è stato assegnato. A volte ho la sensazione che per decenni abbiamo fatto qualcosa di molto simile con le donne.

Abbiamo insegnato loro a essere belle, ma non troppo appariscenti. Sicure di sé, ma senza risultare arroganti. Sexy, ma soltanto entro i limiti stabiliti da qualcun altro. Ogni volta che una caratteristica cresceva oltre la misura considerata accettabile, arrivava una nuova potatura. Un nuovo giudizio. Un nuovo consiglio non richiesto.

Copri la pancia, ma mostrala se necessario. Nascondi le smagliature, ma sfoggiale ogni tanto per farti vedere uguale a un’altra. Evita quello scollo, ma ogni tanto fallo vedere il décolleté. Non metterti troppo in mostra, ma non risultare anonima. Sorridi di più, ma solo quando richiesto. Parla di meno, ma usa la parola. Il risultato è che molte donne hanno trascorso anni a cercare di diventare una versione più piccola di se stesse. Più rassicurante. Più gestibile. Più comoda.

Forse è proprio per questo che figure come Gaia colpiscono così tanto (così come Elodie). Perché osservandola si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcuno che, semplicemente, ha smesso di lasciarsi potare e bisogna fare il tifo per lei.

Gaia e quel permesso che non ha più bisogno di chiedere

E poi esistono entità mistiche, magiche, quasi irreali eppure super esistenti come Gaia: una cantante, in primis, una donna in secundis, colei che vive il suo spazio adesso, ma che più di molti altri ha imparato a proprie spese cosa significa sentirsi una donna bonsai. Mi vengono in mente i suoi esordi a X-Factor in cui avevamo di lei una versione sotto certi aspetti acerba, ma altrettanto matura da sopravvivere allo scenario musicale dell’epoca.

Poi è arrivata la volta di Amici e lì iniziano i primi segni di insofferenza, non suoi sicuramente, ma di chi si ritrovava davanti a non saperla ‘collocare‘: si muoveva troppo bene senza mostrare nulla, cantava da Dio e scriveva le sue canzoni senza sposare voci di altri. Gaia è l’esempio oserei dire primordiale di chi ha patito su se stessa i rami recisi, la strada indirizzata, le canzoni da cantare e a un certo punto c’è stato un semplice quanto fondamentale BASTA.

Oggi Gaia predilige gli scolli a V di una profondità paurosa nonostante le avessero criticato il seno come ‘cadente‘. Oggi Gaia continua il suo gioco di short, trasparenze e abiti attillati nonostante le abbiano detto di non avere il fisico. Gaia è la cantante che in Italia è in grado di fondere jazz, soul, pop e bossanova in un unico prodotto. Ma sai, tutto non può ridursi solo al fisico perché ormai concetti quali body positivity, accettazione di se stessi sono saturi, ovunque. Qui parliamo di smettere di chiedere il permesso. Non sappiamo se Gaia abbia ritenzione idrica, se le sue curve siano il risultato di un gelato mangiato con gusto e peccato comprensibile di gola o di altre problematiche.

Gaia non ha più chiesto il permesso di essere approvata e soltanto tra le mura di casa sua saprà se concedersi un pianto davanti allo specchio perché non si vede bene o una pacca sulla propria spalla perché è felice di essere arrivata dove sia oggi. Ciò che risulta importante e che dovrebbe farci riflettere anche solo un istante è questo punto di domanda: quante volte ancora dobbiamo chiedere il permesso per mostrarci al mondo per ciò che siamo nel qui e nell’oggi nonostante la bellezza, la salute, la moda, lo stile? Quante volte dovremo ancora chiedere il permesso per entrare in una stanza senza sentirci in difetto per ciò che a qualcun altro possa ancora recare fastidio?