Uno strano ‘fenomeno’ che abita la nostra società: chi sono gli adultescenti e perché potresti proprio rientrare anche tu in questa categoria.
C’è qualcosa di strano negli adulti del 2026.

Comprano pupazzi da collezione, passano il weekend a cercare vecchie console online, spendono centinaia di euro per sneakers che ricordano quelle desiderate a quindici anni e si emozionano quando una serie degli anni Duemila torna improvvisamente di moda. Riempiono le case di oggetti che raccontano il passato e i social di ricordi che sembrano non voler lasciare andare.
Quando qualcuno chiede loro se si sentono finalmente adulti, spesso rispondono con una risata.
Non è una coincidenza.
È un segnale.
Per decenni diventare grandi ha significato lasciarsi alle spalle tutto ciò che era giovane. Oggi sembra accadere l’esatto contrario. Più passano gli anni, più molte persone tornano a recuperare parti di sé che credevano di aver abbandonato lungo il percorso.
Li chiamiamo nostalgici.
Forse dovremmo iniziare a chiamarli in un altro modo.
Adultescenti.
Cos’è l’adultescenza e perché se ne parla sempre di più
Il termine adultescenza viene utilizzato per descrivere un fenomeno sociale sempre più diffuso: adulti che, pur avendo raggiunto la maturità anagrafica, continuano a mantenere interessi, abitudini, linguaggi e riferimenti culturali tradizionalmente associati alla giovinezza.
Per molti osservatori si tratta di una forma di immaturità. Ma è davvero così?
La verità è che l’adultescenza sta diventando uno dei fenomeni più interessanti del nostro tempo perché racconta qualcosa che va ben oltre i gusti personali. Racconta il rapporto sempre più complicato che abbiamo con l’idea stessa di diventare adulti.
Oggi si studia più a lungo, si cambia lavoro più spesso, si costruiscono relazioni diverse rispetto al passato e si rimandano molte delle tappe che per decenni hanno definito la maturità. In questo scenario, sentirsi “in costruzione” anche a trentacinque o quarant’anni non è più un’eccezione.
Sta diventando la norma.
La generazione che si sente fuori copione
Per anni ci hanno raccontato una storia molto precisa. Studiare. Lavorare. Comprare casa. Costruire una famiglia. Crescere. Era il percorso che definiva il successo e, soprattutto, l’età adulta.
Oggi quel copione si è incrinato.
Le carriere sono meno lineari. Le città sono più costose. Le relazioni seguono modelli diversi. La stabilità economica arriva più tardi e, in molti casi, non arriva affatto. Così milioni di persone si ritrovano adulte sulla carta ma non nel modo in cui avevano immaginato. Ma forse il problema è la domanda.
Perché continuiamo a chiederci quando diventeremo adulti, invece di domandarci se il modello di età adulta che ci hanno insegnato esista ancora?
Molti non si sentono in ritardo.
Si sentono fuori copione.
Ed è una differenza enorme.
L’estetica dell’adultescenza è già ovunque
L’adultescenza non è soltanto un comportamento. È diventata un’estetica.
Basta guardare cosa accade nella cultura pop. Il ritorno dell’estetica Y2K, il successo dei collezionabili per adulti, l’ossessione per la nostalgia degli anni Novanta e Duemila, il boom di prodotti che trasformano l’infanzia in un bene da consumare raccontano tutti la stessa storia.
Persino la moda sembra aver smesso di considerare la maturità un punto di arrivo. A vent’anni si usano trattamenti anti-età. A quaranta si inseguono codici estetici che un tempo sarebbero stati considerati “troppo giovani“. A cinquanta si rifiuta apertamente l’idea di vestirsi secondo la propria età.
Pensiamo al successo dei Labubu, ai LEGO da collezione acquistati da professionisti quarantenni, alle sneakers che vengono trattate come opere d’arte o al ritorno continuo di simboli, colori e oggetti che sembravano appartenere a un’altra epoca, basta considerare il fenomeno di Buffy l’ammazza-vampiri, la serie tv Streghe che continua a raccogliere consensi. Anche Stranger Things, fenomeno mondiale con attori della Gen Z è ambientato nei ricchissimi anni Ottanta.
Non è semplice nostalgia. È il tentativo di mantenere un legame con una versione di sé che non si vuole perdere.
Per anni ci hanno insegnato che maturare significava rinunciare. Oggi sempre più persone stanno scegliendo di non farlo. E forse non è un caso, perché in una società che cambia continuamente la giovinezza non rappresenta più soltanto una fase della vita. Rappresenta una possibilità.
Sei un adultescente se…
Quando è stata l’ultima volta che hai comprato qualcosa che non ti serviva davvero ma che ti ricordava chi eri?
Quando hai smesso di considerare il futuro una destinazione e hai iniziato a viverlo come una continua fase di aggiornamento?
Quando hai capito che non volevi assomigliare agli adulti che vedevi da bambino?
Se queste domande ti hanno fatto esitare anche solo per un istante, forse l’adultescenza non è un fenomeno che riguarda qualcun altro. Forse riguarda la società intera, riguarda te.
Perché gli adultescenti non stanno ridefinendo soltanto il concetto di giovinezza. Stanno ridefinendo il significato stesso dell’età adulta. E forse è per questo che gli adulti non vogliono più essere adulti: non perché abbiano paura di crescere, ma perché la versione dell’età adulta che era stata promessa loro non esiste più.




