una ragazza osserva una vetrina con abiti di lusso e costosi

E se Temu e Shein fallissero entro il 2035? Lo scenario che nessuno sta considerando e che invece dovrebbe preoccupare

Temu e Shein, due realtà inarrestabili e apparentemente infallibili: ma cosa accadrebbe se entro 10 anni chiudessero definitivamente?

Per parecchi anni abbiamo avuto la sensazione che Temu e Shein fossero diventate qualcosa di inevitabile. Due piattaforme talmente presenti nelle nostre vite da sembrare quasi parte del paesaggio quotidiano. Apriamo TikTok e troviamo l’ennesimo haul. Entriamo su Instagram e qualcuno ci mostra dieci acquisti effettuati spendendo meno di una cena in pizzeria. Persino chi non ha mai acquistato nulla da questi marketplace conosce perfettamente il loro funzionamento.

una ragazza osserva una vetrina con abiti di lusso e costosi
Se Temu e Shein fallissero cosa accadrebbe? – modafutura.org

Eppure la storia ci insegna che nessuna azienda è eterna. Esistono marchi che sembravano destinati a dominare per sempre e che oggi sopravvivono appena nei ricordi di chi li ha vissuti. Per questo motivo vale la pena porsi una domanda apparentemente assurda: cosa accadrebbe se entro il 2035 Temu e Shein fallissero davvero?

Molti risponderebbero con entusiasmo. Meno fast fashion, meno sprechi, meno acquisti impulsivi. Eppure lo scenario potrebbe essere molto più complesso di quanto immaginiamo. Perché il problema non riguarda due semplici applicazioni, ma il modo in cui milioni di persone hanno imparato a consumare, desiderare e persino percepire la moda.

Temu e Shein non vendono vestiti: vendono la sensazione di potersi permettere tutto

Pensare che il successo di Temu e Shein dipenda esclusivamente dai prezzi bassi significa osservare soltanto una parte del fenomeno. La loro vera forza è stata un’altra: hanno convinto milioni di persone che qualsiasi desiderio potesse essere soddisfatto immediatamente.

Un vestito visto sui social? Acquistato. Una borsa che ricorda quella di un brand famoso? Acquistata. Un outfit per una festa, una vacanza o una cerimonia? Acquistato. Nel giro di pochi anni si è diffusa l’idea che nulla fosse realmente fuori portata. Non importa quanto un prodotto possa apparire esclusivo o di tendenza: esiste sempre una versione accessibile pronta ad arrivare a casa nel giro di pochi giorni.

È questa la vera rivoluzione che Temu e Shein hanno portato nelle nostre vite. Non hanno semplicemente venduto vestiti. Hanno venduto la sensazione di poter avere tutto.

La generazione che non ha mai conosciuto l’attesa

Chi è cresciuto negli anni Novanta o nei primi anni Duemila ricorda perfettamente cosa significasse desiderare qualcosa senza poterla ottenere immediatamente. Si risparmiava, si aspettava un compleanno, una ricorrenza o semplicemente il momento giusto. Oggi la situazione è totalmente diversa.

Una parte consistente della Gen Z è cresciuta in un mondo dove l’attesa è diventata quasi un concetto obsoleto. Se qualcosa piace, la si compra. Se una tendenza esplode oggi, domani può già essere nel proprio guardaroba.

Temu e Shein non hanno di certo creato questo fenomeno, ma lo hanno sicuramente amplificato. Per questo motivo una loro eventuale scomparsa potrebbe rappresentare uno shock culturale prima ancora che commerciale. Tornerebbe la selezione. Tornerebbe il concetto di scelta. Tornerebbe persino la rinuncia. E non è affatto detto che siamo ancora abituati a convivere con tutto questo.

Se sparissero, tornerebbe una nuova forma di esclusione sociale

Esiste un aspetto che raramente viene affrontato quando si parla di fast fashion: molte persone non acquistano su queste piattaforme per superficialità. Lo fanno perché rappresentano l’unica soluzione possibile. Una studentessa che desidera vestirsi bene spendendo poco, una madre che deve acquistare vestiti per due figli in continua crescita, una ragazza che vuole presentarsi a un colloquio con un look adeguato senza spendere centinaia di euro.

Per milioni di persone Temu e Shein non rappresentano un capriccio, ma un accesso facile. Se queste piattaforme sparissero, una parte della popolazione si troverebbe improvvisamente davanti a una realtà molto meno accessibile, paradossalmente. Non diventerebbe automaticamente più sostenibile o più consapevole. Semplicemente avrebbe meno possibilità e forse è proprio questo lo scenario che dovrebbe preoccupare maggiormente.

L’artigianato e il second hand potrebbero diventare i veri vincitori del 2035

Ogni trasformazione porta con sé nuovi equilibri. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita di fenomeni apparentemente opposti al fast fashion. Le crochet bag realizzate a mano, le chunky bag artigianali, il vintage, il second hand, i piccoli marchi indipendenti e la riscoperta di prodotti che possiedono una storia.

Molti li considerano semplicemente trend passeggeri. Eppure potrebbero essere i primi segnali di qualcosa di molto più grande. Se il mercato ultra low cost dovesse ridimensionarsi, milioni di consumatori inizierebbero inevitabilmente a cercare alternative. Alcuni si orienterebbero verso l’usato, altri verso produzioni locali, altri ancora tornerebbero a comprare meno, ma con maggiore attenzione.

Paradossalmente il futuro potrebbe riportarci proprio verso ciò che sembrava destinato a scomparire: il valore dell’oggetto unico.

Forse il problema non è il fallimento di Temu e Shein

La verità è che probabilmente Temu e Shein non spariranno domani. Potrebbero continuare a crescere, trasformarsi o lasciare il posto a piattaforme ancora più potenti. Ma questo non è il punto, la vera domanda riguarda noi.

Cosa accadrebbe se improvvisamente fossimo costretti a rinunciare alla comodità che abbiamo dato per scontata? Cosa accadrebbe se un vestito tornasse a essere una scelta invece che un impulso? Cosa accadrebbe se non potessimo più acquistare qualsiasi cosa nel giro di pochi secondi?

Forse il 2035 non segnerà il fallimento di Temu e Shein. Forse segnerà qualcosa di molto più importante: il momento in cui ci renderemo conto di quanto la nostra idea di moda, desiderio e accessibilità sia diventata dipendente da un sistema che fino a pochi anni fa nemmeno esisteva. Ed è proprio questo, più del destino di due aziende, lo scenario che merita davvero di essere osservato e ricordato.