Moda e ADHD, due mondi paralleli che purtroppo, mai come in questo periodo si intersecano: il passaggio è chiaro, il contenuto più sfaccettato.
Quando è stata l’ultima volta che la moda si è fermata abbastanza a lungo da capire cosa voleva essere?
La domanda può sembrare provocatoria, ma basta guardarsi intorno per capire da dove nasce. Un mese fa era tutto quiet luxury. Prima ancora old money. Poi è arrivata la mob wife. Poi la clean girl. Poi decine di micro-estetiche che si sono rincorse a una velocità tale da lasciare dietro di sé una scia di immagini, outfit e identità consumate nel giro di poche settimane.

Non sembra più una conversazione, ma una distrazione continua. Forse è per questo che negli ultimi mesi mi sono ritrovato a pensare sempre più spesso a una parola precisa: ADHD.
Non perché la moda sia una condizione clinica, ovviamente no, ma perché osservandola da vicino è difficile non notare alcune somiglianze inquietanti. L’incapacità di restare concentrata abbastanza a lungo su un’idea. Il bisogno costante di nuovi stimoli. La sensazione che ciò che ci entusiasmava ieri sia già troppo vecchio per meritare attenzione oggi.
La moda contemporanea sembra vivere in uno stato di agitazione permanente.
La novità è diventata più importante della profondità
Per anni le tendenze hanno contribuito a costruire identità. Potevano piacere o meno, ma avevano il tempo di lasciare un segno. Le persone le facevano proprie, le interpretavano, le trasformavano in qualcosa di personale. Oggi accade sempre meno, molte tendenze non nascono per essere vissute. Nascono per essere consumate.
Le osserviamo, le salviamo, le condividiamo, le indossiamo e le abbandoniamo prima ancora di aver capito cosa ci avesse attratto davvero. È come se la moda avesse smesso di innamorarsi delle proprie idee. Le sfiora appena, poi corre subito verso la successiva.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non facciamo in tempo ad abituarci a un’estetica che ne arriva immediatamente un’altra pronta a sostituirla. Non c’è più il tempo della scoperta. Non c’è più il tempo dell’approfondimento. Esiste soltanto il tempo della novità.
E la novità, per definizione, dura pochissimo.
Non stiamo cambiando stile. Stiamo cambiando identità
La conseguenza più interessante non riguarda gli abiti. Riguarda noi. Perché ogni nuova estetica che compare sui social non ci propone semplicemente un modo diverso di vestirci. Ci propone un modo diverso di essere. Una settimana ci invita a essere minimalisti, quella successiva sofisticati, poi ribelli. Poi romantici. Poi misteriosi. Poi nostalgici. Ogni trend arriva accompagnato dalla promessa di una versione migliore di noi stessi.
Proprio qui mi sento di usare la metafora della moda ADHD: chi vive questa condizione conosce bene la sensazione di essere continuamente richiamato da nuovi stimoli. Di voler seguire più direzioni contemporaneamente. Di sentire il fascino della novità prima ancora di aver terminato ciò che si stava facendo.
La moda sembra comportarsi allo stesso modo: non riesce a restare, non riesce ad approfondire, a costruire. Passa rapidamente da un’ossessione all’altra come se fermarsi fosse diventato impossibile. E in questo movimento continuo trascina con sé milioni di persone.
E se il problema fosse l’attenzione?
Sento, infine, di volermi scusare con chi soffre ogni giorno con le ‘problematiche‘ generate dall’ADHD: forse ho usato questo termine in modo improprio, forse l’ho esasperato, ma credo di aver portato un po’ più in profondità il fenomeno di questo fast fashion che non è più semplicemente il concetto delle t-shirt H&M a 9,99 euro.
Viviamo in un’epoca che ci offre infinite possibilità, ma che fatica sempre di più a concederci il tempo necessario per capire quali abbiano davvero valore. Così finiamo per inseguire continuamente ciò che arriva dopo, convinti che il prossimo trend ci dirà finalmente qualcosa di nuovo su noi stessi.
Ma l’identità non funziona così, ha bisogno di tempo, di errori, di ripetizione, ha bisogno persino di noia. La moda, invece, sembra aver dichiarato guerra a tutto questo. Perché restare fedeli a qualcosa è diventato meno interessante che passare alla novità successiva. Non intendo banalizzare, anzi al contrario voglio aprire l’occhio sociale: Chi vive ogni giorno con l’ADHD conosce bene la fatica di restare ancorato a qualcosa mentre tutto il resto continua a chiedere attenzione.
E guardando la moda degli ultimi anni, la sensazione è che stia accadendo qualcosa di molto simile




